III supervisione – 18/3/2017
Una ricca giornata di supervisione, oggi, in SCD.
La linea guida del lavoro è stata quella de “l’assoluzione”, il più recente campo della ricerca guidata da Giampaolo Lai all’Accademia delle Tecniche Conversazionali.
L’”assoluzione” è centrale nel lavoro di counselling; rappresenta un passaggio imprescindibile di tanti percorsi che si possono seguire con il cliente che non pone problemi riconducibili alla psiche sua o a quella del cliente.
Se assolvere significa sciogliere, nel nostro caso, cioè nel caso del nostro counselling, si tratta di sciogliere la persona titolare dell’azione dall’azione stessa (con le sue conseguenze). Assolvere il marito traditore, allora, significherebbe sciogliere il marito dal tradimento e dai danni che il tradimento comporta (separazione –> problemi economici –> problemi logistici –> problemi di patria potestà ecc.), ma – ci sembra – comporta anche sciogliere la persona della cliente dalla persona del marito. In altre parole assolvere il marito implicherebbe assolvere se stessa, per esempio, dall’obbligo della vendetta riparatrice.
Il problema, per noi, non è identificato nella ferita psicologica che la moglie ha subito e nelle strategie di riparazione che quella ferita potrebbe rivendicare, oppure nel considerare i possibili traumi che i figli subirebbero. A noi interessa definire essenzialmente quale concreto obiettivo la moglie persegue, e se gli obiettivi sono più di uno, secondo quale ordine di priorità la nostra cliente intende raggiungerli, attraverso l’individuazione di azioni che – insieme – possiamo studiare. Sarà, poi, lei a decidere se le strategie che abbiamo ritenuto efficaci sono compatibili con il suo mondo interno che rimanda ad una persona delusa, arrabbiata, assetata di vendetta nei confronti di un’altra persona scorretta, bugiarda, traditrice. Per noi le persone restano sullo sfondo, mentre le azioni assumono una connotazione paradigmatica di operazioni utili ed efficaci nell’astratto scenario di un tradimento possibile.
Nel corso della giornata, abbiamo considerato il caso di una responsabile della formazione che “assolve” alcuni suoi allievi riottosi rispetto agli adempimenti formali del loro percorso formativo, in vista dell’interesse, di più alto profilo, del portare a termine il loro apprendimento; abbiamo ancora considerato l’”assoluzione” di una madre dal proprio ruolo genitoriale verso il figlio adulto, a favore di un rapporto paritario che la esonera dalle responsabilità materne.
Nel corso della discussione intorno ai colloqui presentati, i partecipanti hanno evidenziato la valenza”liberatoria” della nozione di assoluzione”.







