Counselling scolastico
Counselling scolastico: normalizzazione del caos e costruzione del senso degli avvenimenti.
A cura di Sabrina Silvestro
Il Counselling scolastico è una realtà presente nelle scuole italiane da un decennio, tuttavia la sua presenza non è normata né prevista dal curricolo[1]. Il counselling si presenta come uno strumento che si inserirebbe a pieno titolo nel curricolo scolastico eppure, per mancanza di fondi principalmente, il counselling scolastico risulta essere ancora una risorsa presente in modo disomogeneo (non in tutte le scuole e in tutti gli ordini e gradi) e concentrata soprattutto all’orientamento per gli studenti (al termine dei cicli della scuola secondaria di primo e secondo grado), quando invece si rivela proficuo in almeno altri 2 ambiti: indirizzato a studenti, genitori e insegnanti per affrontare ad es. problematiche relazionali dentro e fuori dalla scuola e 2. come formazione alle abilità di counselling per gli insegnanti e per il personale della scuola in termini di tecniche a sostegno della professione.
La nostra idea di fare counselling scolastico, tocca ovviamente questi tre ambiti: innanzi tutto utilizzando alcune tecniche del counselling durante le lezioni o i colloqui di verifica, tecniche che vanno a sostenere la professione di insegnante nel rapporto con l’allievo, ma anche nel rapporto con i genitori e i colleghi.
Un insegnante-counsellor è quel professionista che a sostegno della didattica classica affianca tutta una serie di tecniche incentrate sull’ascolto, sull’attenzione centrata sull’allievo-cliente (per utilizzare un termine rogersiano), ma soprattutto su tecniche basate sul nostro dispositivo tecnico di riferimento, il Conversazioanlismo di G. Lai.
Mi riferisco soprattutto alla distinzione tra conversazione materiale e immateriale. La prima legata alla presenza di “corpi mortali” ovvero al colloquio o alla relazione in presenza degli allievi e dell’insegnante o dell’insegnante con i genitori o dell’insegnante con i colleghi; la conversazione immateriale è invece quella che viene trascritta e si trasforma in testo. La prima si svolge nell’ambito del qui ed ora del colloquio in una dimensione presente, la seconda, da l’opportunità di lavorare sul testo prodotto dagli allievi o su colloqui registrati per fini didattici e ci consente di lavorare in modo nuovo sulla grammatica, non più solo alla ricerca dell’”errore da biro rossa”, ma che si orienta sulla ricerca di logica presente nel testo e di attribuzione di senso non solo semantico, ma di modalità di utilizzo di certi modi e tempi verbali o all’individuazione di “atteggiamenti proposizionali”, frasi cioè che indicano un determinato atteggiamento riconducibile alla logica di figure che in alcuni casi possono richiamare il bene o il male, il possibile o il non possibile, il dovere o il divieto, il sapere o il non sapere e così via. Anche l’individuazione di parole-chiave da rintracciare nel testo scritto (sia esso una conversazione immateriale o un testo argomentativo legato alla disciplina di insegnamento) e la costruzione di mappe concettuali può essere utile sia come misura compensativa per i disturbi specifici di apprendimento che come strumento didattico generale e bene si integra con il nostro modo di lavorare sulle parole e sui “motivi narrativi” che costituiscono le unità minimali di senso di un testo. Per noi counsellor è importante fare questa distinzione e abbiamo a disposizione sia tecniche per la conduzione della conversazione Materiale sia per quella Immateriale.
Una tecnica specifica da utilizzare nella conversazione Materiale che nel counselling scolastico assume un ruolo importante, è la normalizzazione del caos che fa parte delle Tecniche dell’Ordine (utilizzate in una seconda fase del colloquio, quando il cliente fa fatica a perseguire l’obiettivo del Contratto) e che si traduce nelle azioni verbali che il counsellor compie per spiegare e dare senso ad accadimenti che il cliente percepisce come misteriosi e minacciosi. L’insegnante utilizza questa tecnica tutte le volte che formula verbalmente strutture argomentative che costruiscono il senso degli avvenimenti e conferiscono loro significato, quali i meccanismi inferenziali (sillogismi, la deduzione o l’induzione.) Questa tecnica prevede risposte “naturalistiche” nel senso che riconducono elementi anomali (ad es. l’ansia per un allievo di non riuscire ad esporre ciò che sa o pensa di sapere) nell’Ordine naturale delle cose (è normale avere l’ansia da prestazione e l’ansia del voto da recuperare)
Vediamo un esempio, questa è la classica situazione di recupero di una verifica:
Allievo: Prof sono in ansia…ho studiato, ma ho una confusione pazzesca, mi succede sempre così, ripeto le cose al mio compagno e le so, poi all’interrogazione mi viene il caos, confondo le cose…
Prof.: ho capito può succedere, vediamo di sistemare questa confusione partendo dalla prima domanda che ti ho fatto, io ti ho chiesto….ti sembra chiara questa domanda?(qui l’insegnante fa un intervento di accoglimento e di generalizzazione per portare alla normalità l’ansia dello studente(ho capito, può succedere poi mette ordine e fa una domanda di chiarificazione, nel caso non fosse chiara l’insegnante riformula la domanda mettendo in evidenza ad es. parole-chiave)
Allievo: si. Allora posso partire col dire che….
Prof. : bene, ma se parti da qui, ricordati che poi c’è l’altro aspetto che ne è la causa.
Allievo: ah si è vero, la causa che è…
Prof: bene le cose le sai, mettiamole in ordine secondo la logica della causa e dell’effetto, puoi anche partire ad argomentare l’effetto, ma poi devi risalire alla causa. Prova a esporre di nuovo i due concetti.
Allievo: ok, dunque ….
Prof. : così va meglio…ricordati di usare i termini giusti e soprattutto chiediti sempre qual è il rapporto che c’è tra gli avvenimenti
Questo è il caso più comune di come un insegnante possa utilizzare consapevolmente tecniche del counselling non solo centrando l’obiettivo didattico di verificare le conoscenze dell’allievo, legato al sapere, ma anche di lavorare su obiettivi trasversali legati alla competenza relazionale ed espositiva, legati principalmente al sapere come fare e al fare.
Immaginiamoci ora quanto possa essere importante e potente uno sportello di counselling che dia l’opportunità agli allievi di parlare dei loro problemi scolastici ed extrascolastici, al rapporto con i professori, con i compagni, con i genitori. Le figure preposte per questo tipo di sportello dovrebbero essere esperti di counselling drammaturgico che non siano direttamente coinvolti con gli allievi e con il loro percorso disciplinare e scolastico per non dare adito a contaminazioni e garantire la massima libertà da parte dei soggetti coinvolti.
Veniamo ora all’ambito dell’orientamento allo studio o al lavoro. Anche in questo preciso ambito il colloquio gestito con le tecniche del Counselling si rivela efficace soprattutto con l’utilizzo del metodo drammaturgico che consente la co-costruzione da parte del counsellor e dell’allievo di una storia che vede come personaggio un futuro studente universitario o un futuro lavoratore. Qui l’insegnante-counsellor-orientatore si mette sullo stesso piano dell’allievo che responsabilmente dovrà dare il suo contributo per fare emergere tutti quegli elementi di cui solo lui è portatore come i talenti, le predisposizioni, i suoi punti di forza, le speranze, i sentito dire, e allo stesso modo l’insegnante metterà a disposizione dell’allievo moti dell’animo, riferimenti teorici, metodi e tecniche, esperienze pratiche che costituiscono la “banca dati” alla quale attingere per azzardare le previsioni di successo delle azioni da proporre. (R. Sabbadini)
Questo è ciò che intendiamo per Counselling Scolastico; strumenti di sostegno alla professione di insegnante, un dispositivo di strumenti per migliorare lo stare a scuola dell’insegnante e dell’allievo, strumenti nuovi per meglio affrontare l’incertezza del domani da una parte e per attrezzare meglio insegnanti e allievi per affrontare meglio il mondo extrascolastico che li attende.

