Dietro le parole
“Il nostro counsellor non andrà mai a cercare che cosa si nasconda dietro le parole che dice il cliente. Per esempio, quando il paziente dice ‘ho un dolore qui’ il medico vede apparire nella propria mente un’infiammazione dell’appendice; l’avvocato, quando la cliente dice ‘voglio lasciare mio marito’ pensa immediatamente alle diverse formule possibili di separazione legale, con le diverse conseguenze sulla ripartizione dei beni dei coniugi e sull’affidamento dei figli; lo psicologo o lo psicoterapeuta, quando il cliente dice di essere in soggezione davanti alle persone più anziane di lui, pensa a eventuali problemi che potrebbe aver avuto – da bambino – nei rapporti con i genitori. In tutti i casi sopra indicati, insomma, il medico, l’avvocato, lo psicologo, inseriscono, tra le parole espresse dal cliente e la rappresentazione mentale che di tali parole essi si fanno, un’interfaccia, una sorta di traduttore costituito dal bagaglio tecnico della loro professione. Il counsellor segue il percorso opposto. E cioè si impegna per dare alle parole che il cliente pronuncia solo ed esclusivamente quei significati che entrambi sono in grado di condividere sulla base delle proprie competenze ed esperienze.”
(Rodolfo Sabbadini in “Il metodo drammaturgico nella trelsazioone di counselling”, Franco Angeli, 2012)

