Certezza del diritto

Mi sembra che le argomentazioni prodotte dal giudice (sentenza del Consiglio di Stato n. 546/2019) segnalino un’unica chiave di lettura: tutte le attività professionali godono (nel nostro ordinamento) della massima libertà, con l’unico limite dei controlli necessari ad evitare possibili danni alla salute, […] alla dignità umana e possibili contrasti con l’utilità sociale […]. Tali limitazioni, controlli, divieti, restrizioni, oneri o condizioni all’accesso ed all’esercizio delle attività economiche sono in ogni caso da interpretare ed applicare in senso tassativo, restrittivo e ragionevolmente proporzionato alle perseguite finalità di interesse pubblico generale. Certamente devono basarsi su norme di legge esplicite, trasparenti, di evidente e certa interpretazione, che garantiscano la certezza del diritto per chi desidera svolgere liberamente e serenamente la propria attività professionale.

(Rodolfo Sabbadini, in “Legittimità d’esercizio della funzione di aiuto” in corso di stampa su “Prospettiva Drammaturgica”, n. 2/2020, ed. Nuova Trauben)